Montevideo, giorno 14

La fortuna ha voluto che oggi trovassimo el Paro General (lo sciopero generale). Per questo, dobbiamo posticipare, all’indomani, la visita a Colonia del Sacramento (non ci sono trasporti) e trascorrere un giorno in più in Uruguay! Per godere del miglior panorama di Montevideo, andiamo alla Torre Antel, grattacielo moderno situato poco fuori il centro di Montevideo. La visita è gratuita, ma bisogna essere accompagnati dalla guida per visitarlo; dall’alto dei suoi 26 piani godiamo di un meraviglioso panorama.

Scesi dalla torre, torniamo verso il centro non sapendo quale museo avremmo trovato aperto. Siccome, in questi giorni mi ha sempre incuriosito il palazzo con torre angolare che svetta su Plaza Independencia, soprattutto perché identico ad un altro palazzo di Buenos Aires posto vicino al nostro ostello, decidiamo di vedere se fosse possibile visitarlo, scoprendo che i due palazzi sono stati progettati dallo stesso architetto italiano, Mario Palanti, nato a Milano nel XIX secolo ed appartenente ai Massoni. Palazzo Salvo, è stato, per qualche anno, il grattacielo più alto del Sudamerica e la sua costruzione, terminata nel 1928, fu promossa dai fratelli Salvo, mercanti che avevano fatto fortuna in Uruguay. Palazzo Salvo, oggi profondamente trasformato, per i vari usi che si sono susseguiti, fu costruito dove si trovava il caffe La Giralda, che nelle sue sale vide nascere la più famosa canzone di tango al mondo: La Cumparsita.

La sede del Museo del Tango, situato all’interno di Palazzo Salvo, è posta in uno degli ambienti superstiti del caffe. Entriamo all’inizio della visita un po’ titubanti, senza aspettarci nulla, ma la visita invece, è molto bella e divertente grazie anche alla bravura della guida (che ci offre un po’ di Tannat, vino principe uruguayano). Ci spiega che quest’anno sono trascorsi 100 anni da quando G.H. Matos Rodriguez compose la canzone principe del tango La Cumparsita. L’autore si ammalò così gravemente, da esser dato per morto dai suoi familiari. Contrariamente alle aspettative, guarì ed al risveglio affermò di essere riuscito a rubare una melodia dall’aldilà. Nonostante non sapesse scrivere canzoni, Matos era dotato di quello che viene definito un orecchio assoluto e chiese, pertanto, alla sorella di scrivere la musica da lui suonata su di un piano di cartone. All’epoca il tango era il ballo del peccato e nessuna donna di buona famiglia avrebbe mai e poi mai voluto ballarlo. Gli uomini imparavano a ballarlo tra di loro, recandosi in sale particolari del caffe La Giralda, per poi recarsi dalle prostitute e ballarlo con loro. Ecco perché la sorella, dopo aver scritto la canzone, decise che il suo nome non sarebbe mai dovuto comparire. La guida ci ha spiegato anche la mania del tempo di avere sempre le scarpe pulite! Ballando con le prostitute, era sovente che quest’ultime calpestassero i piedi dell’uomo, non sapendolo ballare in maniera perfetta, per cui avere le scarpe sporche era indice di uomo poco affidabile e/o che aveva il vizio di frequentare case d’appuntamento. Fatto sta che la canzone, scritta dal nostro eroe iniziò ad essere utilizzata durante le marce di protesta studentesche, precedute, di solito, da comparse in maschera! Un cameriere italiano che lavorava al caffe La Giralda, mutando un po’ il nome iniziò a chiamare la comitiva di amici, trasformando Cumparsa, nome dato al gruppo mascherato per il carnevale, in Cumparsita. All’’autore  piacque molto questo nome e, visto il rifiuto della sorella di porre il suo nome, registrò la canzone a suo nome, dedicandola al gruppo di amici, chiamandola appunto La Cumparsita. Senza dilungarmi ulteriormente, la canzone ebbe successo e Matos decise di venderla per 50 pesos (10 volte il prezzo di vendita dei diritti di una canzone dell’epoca). Il nostre eroe, non solo si vendette tutto per un tozzo di pane, ma si giocò tutti i soldi ad una corsa di cavalli perdendo immediatamente tutto (la prossima volta che qualcosa mi andrà storto penserò a lui). Solo anni dopo, viaggiando a Parigi, vide il successo planetario della sua canzone, rendendosi conto del tragico errore. Fu, però, fortunato perché si ricordò di aver firmato i diritti di vendita all’età di 20 anni (in Uruguay, all’epoca la maggiore età era a 21 anni). Iniziò così una lunga battaglia legale che permise ai suoi eredi (morì giovanissimo) di godere del 80% dei diritti sulla canzone (il restante 20% fu dato per riconoscimento agli autori del testo che contribuirono al suo successo).

Terminata la visita, bellissima e molto istruttiva, al Museo del Tango, provo a visitare lo Stadio del Centenario (chiamato così in onere dei 100 anni dell’indipendenza dell’Uruguay, caduti nel 1930 anno del primo campionato) protagonista della prima coppa del Mondo e l’annesso Museo del calcio. Purtroppo, nonostante la corsa in taxi, lo trovo chiuso per lo sciopero generale. Ne approfitto quindi per poter fotografare un po’ il parco Batlle y Ordenez (dove è situato) e l’esterno dello stadio, terminando in tal modo la giornata, deluso dal fatto di non poterlo più visitare più visto che all’indomani sarei andato a Colonia, non riuscendo più a visitarlo.

 

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