Montevideo, giorno 13

Ci siamo sistemati all’hotel Palacio, un alberghetto nel pieno centro di Montevideo che ci ha dato una stanza al 6 piano con una bella vista sul porto e sui tetti della città antica (17 euro per persona). Non essendo inclusa la colazione, il portiere dell’albergo ci ha consigliato di andare al Caffe Brasilero, primo caffe della città di Montevideo, fondato nel 1877.

La visita della città ha avuto inizio dalla vicina piazza Matriz, dove sorge la Cattedrale che non denota, al suo interno, alcun elemento di pregio.

La visita è continuata poi a Casa Rivera, residenza del primo storico presidente dell’Uruguay al cui interno troviamo una collezione di dipinti, documenti, arredi e manufatti.

Tappa successiva il Museo de Arte precolombino che ci ha mostrato la storia dei primi abitanti dell’Uruguay insieme ad alcune mostre temporanee riguardanti il Peru e le sue maschere. Il successivo museo delle Arti decorative, ci ha mostrato, invece, uno spaccato delle famiglie ricche a Montevideo.

Nel frattempo assistiamo, senza saperlo, ad un momento storico dell’Uruguay; transitando davanti ad una farmacia, notiamo un viavai di giornalisti e cineoperatori che riprendevano qualcosa di non meglio identificato. Mossi dalla curiosità chiediamo quale personaggio famoso si stesse intrattenendo lì vicino per poi scoprire che, in realtà, in quel preciso istante si era legalizzata la mariuana e che i gioranlisti stavano intervistando i ragazzi in fila, all’esterno della farmacia, pronti all’acquisto!

Siamo poi rimasti delusi dal mercato del pesce, in primis perché non vi era traccia all’interno di alcuna popolazione ittica! e poi per gli eccessivi ed esosi prezzi, gonfiati purtroppo, dai croceristi brasiliani che si fermavano al porto.

Decidiamo quindi di andare a mangiare in un locale lungo la strada scoprendo che era specializzato in pesce fresco, rimanendo davvero entusiasti della cucina.

Dopo pranzo siamo tornati verso il mercato del pesce per visitare l’adiacente Museo del Carnevale. A Montevideo si festeggiano ben 45 giorni di Carnevale e per tutta la città si susseguono gare e manifestazioni carnevalesche, facendo concorrenza al carnevale di Rio.

Tornando verso l’hotel, ci siamo fermati a visitare la casa del Cabildo visitando anche le varie mostre temporanee presenti al suo interno. A parte la facciata, questo palazzo non mi ha entusiasmato più di tanto.

Prima di rientrare però, siamo andati al toccante ed intenso Museo de Los Andes, dedicato alla tragedia della Ande del 1972, quando l’aereo di una squadra di rugby di Montevideo, recandosi a giocare un’amichevole a Santiago del Cile, cadde sulle Ande. La storia mi piace molto, non tanto per il lieto fine dei pochi superstiti, portati in salvo dopo 72 giorni di gelo (li davano ormai già per spacciati) ma perché insegna a non arrendersi davanti alle più grandi ed insormontabili difficoltà. Questi ragazzi hanno affrontato un freddo glaciale, riuscendo con pochissimi mezzi, senza indumenti, attrezzatura e cibo (ad un certo punto furono costretti a cibarsi dei compagni morti per sopravvivere) a non morire di ipotermia fino al giorno in cui due di loro, con la sola forza di volontà, riuscirono a scalare le montagne per poi chiedere soccorso salvando, così, i compagni rimasti sul luogo del disastro.

La serata è terminata poi  allo Shannon Irish pub dove un gruppo country suonava, deliziando i presenti con buona musica.

 

 

 

 

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.