Rotta verso il deserto di Uyuni (1 giorno), giorno 26

Si parte di buon mattino! Appuntamento alle 7, appena fuori l’ostello, per prendere il pulmino che ci porterà oltre il confine boliviano. Il pulmino, 15 posti, dopo aver raccolto gli altri partecipanti, presso gli ostelli di San Pedro, ci conduce alla dogana cilena per il timbro di uscita dal Paese. Purtroppo qui, si perde molto tempo perché un ragazzo statunitense (sempre loro!) si accorge di aver perso il foglio complementare consegnatogli all’ingresso in Cile. In pratica, fa ritardare il viaggio del per almeno un’ora dovendo svolgere ulteriori pratiche burocratiche cilene.

La dogana Boliviana, invece, si trova ad alta quota a 4200 m., presso Hito Cajòn, e per arrivarci, da San Pedro, impieghiamo circa un’ora; nel viaggio ammiriamo il paesaggio  dominato dal vulcano Licancabur, che segna il confine tra il Cile e la Bolivia. Qui, una squadra di esperti sta lavorando per rimuovere le mine antiuomo posizionate, all’epoca, dal dittatore Pinochet.

Arrivati alla dogana, sbrigate le formalità e fatta un’abbondante colazione, veniamo divisi in gruppi da sei persone per ognuna delle tre Jeep. Conosciamo il resto del gruppo ovvero due fidanzati italiani simpaticissimi, e due ragazze francesi, di circa 24 anni, studentesse di medicina alle prese con il giro del Sudamerica, posteriormente al loro praticantato di medicina. Infine conosciamo Edgar, la nostra guida boliviana, che si rivelerà essere la migliore possibile ed immaginabile per questo viaggio. Per il mio piacere e per tradurre quanto detto durante tutto il giorno dalla guida, essendo l’unica persona capace di parlare fluentemente spagnolo, mi siedo affianco al posto di guida.

La prima tappa viene fatta alla Laguna Blanca, così chiamata per il caratteristico colore bianco donatogli dalla presenza nelle sue acque di sali minerali  e, sopratutto, del Boro.

Terminata la visita alla laguna blanca, ci dirigiamo verso la Laguna Verde, sempre in fuoristrada 4×4, senza il quale, non sarebbe possibile visitare queste lande desolate. La Laguna verde, a circa 4300 m., si colora grazie alla presenza di minerali di rame sul fondo.

Tappa successiva al deserto di Dalì, così chiamato per la somiglianza con le opere del Maestro.

Cosa ci sarebbe di meglio, dopo tanto freddo, di un bel bagno termale in quota? Detto fatto. Fermartici presso la acque termali di Chalviri, e pagato l’ingresso di circa 50 centesimi, ci immergiamo velocemente e con molto piacere nelle calde acque termali, nonostante la temperatura esterna sia di circa 4-5 gradi.

Tappa successiva presso il geyser chiamato Sol de Manana posto a circa 4900 m. Ovviamente, tutto il luogo è un ribollire di gas, acqua calda e geyser che sgorgano uscendo dal sottosuolo.

Ci dirigiamo verso il nostro rifugio per la prima notte del nostro tour. Edgar ci avverte la notte fa molto, molto freddo di notte per cui ci raccomanda il noleggio, nel caso in cui non ne fossimo forniti, di sacco a pelo.

Nonostante spiri un fortissimo vento, Edgar, ci porta a visitare la laguna colorada, le cui acque poco profonde vengono colorate dai microrganismi e dalla alghe lì presenti, in contrasto con alcune zone in  in cui il boro colora la laguna di bianco. Scorgiamo in lontananza un numeroso gruppo di fenicotteri che praticamente vive in questi luoghi inospitali, nonostante le avverse condizioni climatiche.

Torniamo quindi al rifugio per un the caldo, la cena (praticamente senza soluzione di continuità tra le due cose) e una sana notte ristoratrice. Termina così la prima giornata, caratterizzata dai numerosi ed indimenticabili luoghi visitati!

 

Io, Emiliana, Michele e la fidanzata

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