Isola di Pasqua, giorno 30

Trascorrere la notte in aeroporto è sempre abbastanza scomodo e l’aeroporto di Santiago non fa eccezione a questa regola. Dopo aver dormito praticamente ovunque (incluse sedie dei bar, delle sale d’aspetto e/o per terra) finalmente arriva l’ora della partenza per l’isola di Pasqua. Contrariamente a quanto potessi immaginarmi, voliamo con un enorme Boing pieno in ogni posto. Per arrivare all’isola impieghiamo circa 6 ore di volo, per cui arriviamo alle 12 e 30 ora locale (l’isola di Pasqua ha un fuso di -2 ore rispetto a Santiago per un totale di -8 rispetto all’Italia). Arrivati in aeroporto e presi i bagagli troviamo ad accoglierci un addetto del camping Mihinoa, situato nelle immediate vicinanze dell’aeroporto che ci accoglie con una ghirlanda di fiori in stile isolano-polinesiano.  La particolarità di questo aeroporto consta nell’orario di apertura in quanto, una volta che i passeggeri sono scesi e hanno ritirato i loro bagagli, chiude; allo stesso modo, chiude dopo ogni aereo in partenza.

Arriviamo quindi dopo pochissimi minuti al campeggio, situato direttamente a mare e, dopo esserci sistemati, iniziamo la perlustrazione dell’isola.

L’isola, di forma triangolare, possiede un unico centro abitato, Hanga Roa, dove sono situate tutte le attività commerciali e governative dell’isola. Il primo impatto con l’isola è assolutamente fantastico e anche il pranzo al ristorante ci riserva una particolarità. Prima di arrivare al ristorante, infatti, camminando incontriamo il nostro primo mohai, posizionato su un ahul’Ahu Tautira. Bisogna infatti distinguere tra gli Ahu ed i Moai. I primi, che costituiscono i luoghi di sepoltura dei defunti, sono lastricati con pietre più o meno piatte, con un muro verticale sul lato verso il mare ed a ciascuna estremità; i Moai sono gigantesche statue che rappresentano probabilmente gli antenati clan dell’isola e sono alte dai 2 ai 10 metri, sempre posizionate con le spalle al mare fatta eccezione per un unico sito. Molti dei Moai sono rovesciati dalle onde e/o dagli tsunami che si sono abbattuti nel corso degli anni sull’isola. Molti di loro sono stati poi rialzati insieme alle loro acconciature dagli archeologi; altri invece, giacciono ancora per terra.

Dopo pranzo, noleggiamo uno scooter per poterci spostare agevolmente sull’isola sprovvista di trasporti pubblici (viste le condizioni delle strade, la maggioranza delle persone noleggia dei fuoristrada compatti). Torniamo quindi in ostello, per riposarci, vista anche la notte, di fortuna, trascorsa.  Ci svegliamo sul tardi, appena in tempo per andare al Kari Kari per vedere uno spettacolo di danza tradizionale, che unisce canti, leggende isolane e costumi elaborati.

 

 

 

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.