Cordoba, giorno 7

Arriviamo al Terminal Bus di Cordoba di buon mattino verso le 8 e 30 e, dopo aver preso un taxi, andiamo all’Hostel Alvear. Non potendo accedere alla stanza prima delle ore 12, lasciati in custodia i bagagli, iniziamo la nostra visita a Cordoba, dirigendoci verso il cuore della città ovvero Plaza San Martin. Lungo la strada ci imbattiamo casualmente nella chiesa di Nuestra Signora de la Merced, una chiesa carina ma che non presenta alcun elemento particolare di pregio.

A piazza San Martin iniziamo a visitare la Cattedrale la cui costruzione richiese più di 200 anni e, sotto la direzione di vari architetti, ha assunto un aspetto eclettico avendo al suo interno un mix di stili dovuto agli anni di costruzione.Usciti dalla cattedrale, cerchiamo di visitare il museo de la memoria, museo che ricorda gli anni della dittatura militare argentina, che purtroppo è chiuso per lavori di manutenzione.

Decidiamo quindi di dirigerci verso la Manzana Gesuitica, e l’annessa chiesa per poi passare al museo storco nazionale dell’università di Cordoba. La chiesa fu terminata nel 1675 quando terminò la costruzione del tetto in legno a forma di scafo rovesciato. Il cedro necessario per la costruzione della pala d’altare fu fatto arrivare dal Paraguay, mentre la vicina cappella è stata realizzata in copia stilistica della cappella medicea di Firenze. Ulteriori differenze sono costituite dalle dimensioni e dal colore del marmo: rosa in questo vaso, verde nella cappella medicea.

Pranziamo al 900 nel cabildo, ovvero il palazzo governativo, ordinando un piatto di pesce (vera rarità in questo paese carnivoro) con guarnizione di cous cous.

Alle 15 iniziamo la visita guidata del museo storco universitario; la guida, dalla parlantina veloce e spigliata, ci illustra tutta la cartografia storica dell’America del Sud, gli incunanboli, la fondazione dell’università locale (ex dipendenza della città di Tucuman), e l’aula in cui ancora oggi si celebrano le lauree, laddove la sedia del rettore non può essere occupata neanche in caso di visita del presidente della repubblica. Per la cronaca la repubblica argentina è una repubblica federale al pari degli USA.

Ci dirigiamo poi verso il Paseo del buon pastor, formato dall’unione di una cappella, di un monastero e di un carcere femminile. Ormai suolo sconsacrato, viene utilizzato oggi quale spazio artistico espositivo.

La vicina chiesa neogotica dedicata al Sacro Cuore di Gesù, appartenente all’ordine dei cappuccini e costruita tra il 1928 ed il 1934, vede una particolarità nella mancanza della guglia nel campanile di sinistra, alludendo in tal modo all’imperfezione umana.

Successivamente visitiamo un ulteriore mostra d’arte al Museo superiore di belle arti Evita, situato nel palazzo Ferreira, costruito nel 1914 in stile Luigi XVI. All’interno vi sono collocati diversi quadri e molte opere di arte contemporanee. Di particolare rilievo la presenza di un numeroso gruppo di bambini che, scorazza libero per il museo, facendomi riflettere sull’avvicinamento dei più piccini all’arte sin dalla tenera età. Dopo una buona pausa a base di caffe e dulce de leche, ritorniamo in ostello per riposare. La sera andiamo a cenare in un locale tipico dove ordiniamo il locro, un piatto tipico argentino a metà strada tra uno stufato ed una zuppa (ricordo che siamo in pieno inverno qui). Gli ingredienti sono costituiti da mais, fagioli bianchi, patate, peperoni, carote e carne di maiale di vario tipo a cominciare dalle puntine, ai piedini, alle orecchie, alle salsicce, e poi pancetta e, perfino parti di braciole. Inoltre, mi stupisco della dimensione minima di una bottiglia di birra: ben 1 litro! Evidentemente da queste parti non badano a quanto bevono! Termina così un ulteriore giorno di viaggio argentino.

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