Buenos Aires, la Boca, Bombonera e Sant’Elmo, giorno 10

Questa mattina decidiamo di andare a visitare il quartiere popolare di La Boca, conosciuto in tutto il mondo per le sue case colorate. Preso l’autobus 64 (6 pesos = 0,30 euro) scendiamo dove inizia El camminito, una strada costellata di negozi artigianali, ristoranti, bar e tanto altro. La Boca è un quartiere molto popolare, sicuro durante il giorno meno la notte, e il caleidoscopio di colori posti sulle facciate delle case costituisce una caratteristica unica al mondo.

Per un patito del pallone come me un tour alla Boca, deve assolutamente includere la visita alla Bombonera, stadio del Boca Junior, squadra che ha visto muovere i primi passi da calciatore a Diego Armando Maradona. La visita inizia dal museo del Boca in cui sono esposte molte delle coppe vinte, tra cui la Libertadores, oltre alle varie maglie che si sono susseguite negli anni (Fiat uno dei tanti sponsor). Il Boca Junior, fondato da emigranti italiani, vide una disputa intorno ai suoi colori sociali (la prima maglia fu a strisce bianconere). La disputa venne risolta per mezzo della casualità avendo i soci deciso di adottare i colori della bandiera della prima nave che fosse entrata in porto. Quel giorno la prima a entrare in porto fu una nave svedese avente il giallo ed il blu nella propria bandiera. Tali colori furono pertanto, adottati per la maglia ufficiale della squadra. Dopo il museo, si continua visitando la tribuna, la curva e infine gli spogliatoi. La Bombonera, è uno stadio molto particolare e trovarsi al suo interno con uno distanza ristrettissima dal campo fa sentire il tifoso come se fosse collocato in un catino.

Terminata la visita ci siamo incamminati verso il quartiere di Sant’Elmo dove, essendo domenica, era attivo il caratteristico mercatino locale, arrivando lì direttamente, a piedi, dalla Boca percorrendo la via Defensa. Trovandoci a Sant’Elmo per ora di pranzo ci siamo fermati al ristorante Nonna Bachicha, di chiare origini italiane che proponeva tra i suoi piatti anche la pasta fatta in casa. Purtroppo, nonostante fosse di buona fattura, non è stato un piatto all’altezza sia per la pasta scotta che per la consistenza del sugo simile al ketchup.

Giusto il tempo di posare alcune cose comprate in ostello che ci siamo recati di corsa al ex Emsa, il complesso edilizio, attualmente spazio della memoria, in cui la dittatura argentina imprigionava e torturava le sue vittime e desaparecidos. Inutile dire che la visita è stata toccante. Nello stesso complesso si trova anche il museo della guerra dell’Atlantico del Sud, che onora i caduti argentini per la guerra delle Falkland, isole contese da sempre dall’Argentina al Regno Unito. Nel mio modesto giudizio tale museo risulta molto di parte con tesi e idee molto rivedibili. La verità storica ricorda solo che una banda di improvvisati ragazzini fu spedita sulle isole per tenere testa all’Inghilterra ed esaltare la dittatura argentina che però, non aveva previsto che al potere in Inghilterra ci fosse una certa Margaret Tatcher che li prese a cannonate, senza mezzi termini, riconquistando l’isola nel giro di due mesi.

Piccola curiosità riguarda il contenitore del latte in plastica morbida simile a quello delle torte cameo o alle ricariche di detersivo liquido!

 

La giornata è terminata dopo una veloce sosta in ostello, al ristorante Antonio che per cena ci ha proposto una piccola carta dei vini (solo 600!)

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