Viaggiare di notte in Argentina è molto comodo, non solo per le sedute, che si reclinano fino a 140°, ma soprattutto perché ti permettono di ammortizzare le lunghe ore di viaggio che ti separano dalle destinazioni. Arriviamo quindi a Buenos Aires, al terminal dei Bus Retiro, alle 7 e 30 del mattino. Una fitta nebbia che mano a mano si diraderà durante la giornata, ci accoglie una volta usciti del terminal per andare alla metro SUBE. A Buenos Aires per prendere la metro bisogna acquistare una carta di credito, su cui ricaricare il credito, che verrà scalata di volta in volta facendola strisciare ai tornelli. Arriviamo quindi a destinazione all’ostello Portal de Sur, che non avendo camere ci propone di sistemarci in una mista per 4 persone. Sia la centralità dell’ostello che il prezzo per notte, solo 14 euro, ci convincono a rimanere, anche se la stanza sarà pronta solo per le 14. In questo ostello la colazione, tenuta al roof top al 5 piano, si paga a parte 3 euro. Una volta consegnato il voucher alla signora del 5 piano si viene serviti con un vassoio al cui interno si trova un bicchiere per il succo di frutta, una tazza per caffe/the/latte, due fette di pancarrè, due mezzelune (simili ai nostri cornetti). Possono essere guarniti sia con marmellata che con il famoso dulche de leche, che qui sta diventando una passione in quanto mi piace moltissimo. Terminata la colazione ci dirigiamo verso la plaza de Mayo uno dei luoghi più famosi nel mondo essendo teatro di proteste di piazza da tantissimi anni. Iniziamo la visita dal palazzo del Cabildo (palazzo del governo) che non prevede alcun biglietto d’ingresso ma un’offerta volontaria di 15 pesos (0,80 centesimi di euro). Ovviamente contribuisco all’offerta con piacere ma vista la quasi obbligatorietà questa cosa mi ricorda l’offerta volontaria che siamo soliti fare ai nostri parcheggiatori abusivi in Italia. Il palazzo è un’unica celebrazione degli eventi storici che portarono all’indipendenza argentina. Immediatamente a sinistra del Cabildo, si trova la cattedrale di Buenos Aires. L’ingresso tuttavia, risulta molto simile a quello di un tempio greco con colonne e timpano. Nella cattedrale riposano le spoglie di Josè de San Martin, liberatore di molte nazioni dell’America del Sud. Usciti dalla cattedrale ci dirigiamo verso la Casa Rosada, omologa della casa bianca americana. All’ingresso, tuttavia, la guida ci dice che seppur l’ingresso sia gratuito, dobbiamo preregistrare la nostra richiesta su internet. Pertanto, ci dirigiamo al museo della Casa Rosada in cui sono protette le antiche fondamenta del bastione spagnolo che fu edificato nei primi anni di vita della città. Nel museo viene illustrata anche tutta la storia di Buenos Aires dalla fondazione e dei presidenti argentini che si sono susseguiti dalla dichiarazione d’indipendenza. All’ingresso, richiedo cortesemente alla segretaria se mi potesse prenotare la visita alla casa rosada, non avendo sempre disponibile la connessione. Con la prenotazione in mano, mi dirigo convinto di entrare nella casa presidenziale. Al momento di entrare tuttavia, scopriamo che la prenotazione, era stata sì effettuata ma per il giorno 29 luglio. Non mi perdo d’animo e nonostante le diverse decine di turisti respinti all’ingresso, chiedo alla signorina che controlla il tutto, con un sorriso smagliante, se avessi potuto sostituire qualche prenotato rinunciatario. Lei mi risponde gentilmente che non può sostituire i nomi degli assenti ed alla mia risposta (mi chiamo di cognome come gli assenti), scoppia a ridere e mi promette che mi farà entrare lo stesso. Tuttavia, Emiliana, non ha con se il passaporto ed al momento di registrarci, dopo aver fornito i miei dati, la faccio passare velocemente davanti a me senza farla notare ai controllori del primo varco. Riusciamo pertanto ad entrare. La visita è molto bella e veniamo condotti anche negli ambienti più rappresentativi ed importanti della casa. All’uscita, passo personalmente a ringraziarla. Inizia a piovere con forte intensità pertanto decidiamo, dopo il pranzo, di ritirarci verso casa e di riposarci un po’. In ostello conosciamo anche due italiani che sono a Buenos Aires, una per un dottorato di ricerca, l’altro per imparare il tango. A fine serata, nonostante faccia molto freddo, ci dirigiamo verso un bar storico, El federal, dichiarato patrimonio culturale della nazione, per cenare. Finisce così la nostra prima giornata a Buenos Aires.

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